Un nuovo studio che asserisce che le avvertenze sugli antidepressivi “aumentano invece i tentativi di suicidio” è fasullo!

New Study Claiming Black Box Warnings on Antidepressants "Raised Suicide Attempts" is Bogus

In an obvious attempt to remove black box suicide warnings from antidepressants, a new study claims that black box warnings increased the numbers of suicide attempts. While the press actually bought into this bogus study, CCHR did something they apparently couldn’t be bothered to do—we actually READ the study. Not only is there zero evidence to back their claim, but the entire tale is one spun by spin doctors and the press just bought it.

In a nutshell, the study (published in the British Medical Journal) suggested that the "black box" suicide warnings reduced the number of antidepressants being prescribed and, subsequently, there was an increase in suicide attempts in a certain age group over a specific time frame. The problem is neither their logic nor methodology support removing the FDA’s most severe warning on antidepressants.

"Regardless of the agenda of the authors, and contrary to the misplaced media hype, the "quasi-experimental" study provides no scientific proof that decreased antidepressant use (because of the "black box" warnings) increased the rate of suicide attempts."

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Brasile Germania 1–7: successo della psicologia!

Eco in tutto il mondo per il 7-1 tedesco sui padroni di casa del Brasile: Il Brasile, assistito dalla psicologia più che dalla tecnica calcistica, se ne esce con “disonore” dal Mondiale di calcio 2014.

Un altro successo della psicologia!

A me ha colpito la stizza di Neuer, iI portiere tedesco, quando ha subito il goal della bandiera del Brasile, come se fosse più importante  qualche minuto in più di inviolabilità della propria rete che non una vittoria già comunque schiacciante.

Che onore c’è ad umiliare un avversario?

Petizione contro l’elettroshock

Petizione: NO Elettroshock

 

Petizione: NO Elettroshock

All’ill.mo Ministro della Salute
Viale Giorgio Ribotta, 5
00144 Roma

Illustrissimo Ministro ,
come cittadino della Repubblica Italiana intendo, con il presente appello, manifestare il mio disaccordo nei confronti della somministrazione di pratiche psichiatriche violente ed invalidanti, quali l’elettroshock.

E’ di questi giorni la scioccante petizione di alcuni psichiatri che intendono chiederLe l’apertura di decine di centri per la somministrazione di tale pratica.

Nel febbraio 2013, la Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale presieduta dal Senatore Ignazio Marino, durante la presentazione in Senato della relazione finale mise in evidenza che la terapia elettroconvulsivante, l’elettroshock, è presente in ben 91 strutture ospedaliere.

Nel settembre 2013 la regione Sicilia bandisce la terapia elettroconvulsivante, vietandone in questo modo l’uso nelle 14 strutture presenti in regione.

Ritengo preoccupante che non si siano prese a livello governativo – a tutt’oggi – misure efficaci per impedire che cittadini bisognosi di aiuto e comprensione, tra cui anche minori ed anziani, vengano sottoposti a trattamenti la cui mancanza di validità scientifica ed efficacia, oltre alla elevata pericolosità, mette in cattiva luce l’intera comunità medica.

Mi auguro sinceramente che il Ministero della Salute, il Governo e le autorità competenti, di una nazione democratica come la nostra, accolgano l’incessante appello popolare che da molti anni richiede precise misure per l’abolizione in merito a pratiche lesive dei diritti fondamentali dell’uomo.

 

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L’inganno psichiatrico

Cestari - Inganno Psichiatrico

“ L’Inganno Psichiatrico”

Cosa veramente e praticamente fanno gli psichiatri?
Una descrizione cruda e documentata delle violenze, dei soprusi e del mercato della psichiatria, in Italia e nel mondo.

Attraverso una sequenza di episodi precisi, date, luoghi e nomi dei protagonisti delle vicende descritte, il libro è uno squarcio su una realtà oscura di violenze e soprusi commessi in nome della “salute mentale”, passando dai manicomi italiani, alla guerra nella ex Jugoslavia, da ciò che fanno gli psicofarmaci all’industria psichiatrica e a molto altro ancora.

Il racconto e i retroscena delle ispezioni nei manicomi italiani negli anni ’90.
Quali farmaci assumeva Hitler, chi glieli prescriveva e perché…

La psichiatria e Gesù, Van Gogh, la sorella di John Kennedy, Kurt Cobain…
Cosa ne pensavano Hemingway, Checov, Tolstoj…

Completano il libro una serie di testimonianze scritte da vittime della violenza psichiatrica e due appendici sui diritti delle persone che vivono in ambienti psichiatrici.

 

 

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PSICHIATRIA: UNA PSEUDOSCIENZA

Psicologia (studio dell’anima) e psichiatria (medicina dell’anima) si occupano di una cosa che, per definizione, non può essere misurata né divenire oggetto di osservazione scientifica secondo lo standard galileiano. Queste discipline, dunque, dovrebbero afferire al settore della conoscenza umanistica, non scientifica: l’infondata pretesa di scientificità è spesso causa di abusi e violazioni dei diritti umani.

Il potere psichiatrico nelle aule di tribunale, il potere di decidere sulla capacità d’intendere o volere, o stabilire quale genitore debba avere la custodia dei figli in un caso di divorzio, si basa sul presupposto che la psichiatria sia una scienza, in grado di produrre perizie oggettive quanto quelle ingegneristiche o mediche. Queste perizie, invece, sono completamente arbitrarie e soggettive. E’ sufficiente assistere a un processo per rendersi conto di come le diagnosi presentate dall’accusa e dalla difesa sullo stesso imputato siano sempre diametralmente opposte (non semplicemente “divergenti”) – un divario che, per frequenza ed entità, non ha eguali nelle discipline mediche e scientifiche.

In maniera simile, il potere di ordinare un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) presuppone l’esistenza di  un metro di giudizio oggettivo per stabilire chi sia bisognoso di cure urgenti ma troppo insano per rendersene conto. Attenzione,  si accetta che – per esempio – un epatologo possa conoscere lo stato del tuo fegato meglio di te.  Egli, però, può produrre prove oggettive a riguardo, mentre lo psichiatra può produrre solamente la sua opinione – tipicamente contraria a quella della persona soggetta alla cosiddetta cura. Inoltre, nonostante l’oggettività delle sue diagnosi, l’epatologo non esegue trattamenti coatti.

L’idea di obbligare una persona alle cure psichiatriche, come nel TSO o negli OPG (ospedale psichiatrico giudiziario), è di per sé assurda.  Se le cosiddette malattie mentali consistono – per definizione – in pensieri o comportamenti, il risultato di queste presunte cure dovrebbe essere un cambiamento di pensiero o comportamento. Non si vede però come una persona possa arrivare a modificare il proprio punto di vista, o il proprio comportamento, se le cure che dovrebbero causare questi cambiamenti non sono scelte da lui ma gli sono imposte con la forza. Gli psichiatri, come colti da delirio di onnipotenza, si ritengono depositari di una conoscenza esoterica con cui leggere i pensieri altrui e modificarli a piacere.

Questo modo di agire rivela la natura essenzialmente politica della psichiatria, organo di controllo sociale simile alla polizia (e niente affatto alla medicina) che trova le sue origini nell’inquisizione. Come moderni Torquemada, gli psichiatri usano la forza per obbligare il malcapitato a confessare e ammettere la sua malattia: condizione necessaria per essere dichiarano "guarito". Il loro manuale, al pari del Malleus Maleficarum, lo insegna: come una strega, se il paziente nega la malattia, questa negazione è essa stessa prova di malattia – un comma 22 senza scampo. Persino  l’uso dell’eufemismo per mascherare la violenza è identico, e l’auto da fé diventa trattamento sanitario.

A riprova della natura essenzialmente politica della psichiatria, si veda il modo bizzarro con cui vengono scoperti (o cancellati) i cosiddetti disturbi mentali.  Per esempio, nell’ultima edizione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico – il testo sacro della psichiatria) la pedofilia era stata definita come un "orientamento sessuale". La cosa causò innumerevoli reazioni indignate, e l’APA (American Psychiatric Association) fece marcia indietro.  Sorte opposta era toccata all’omosessualità, considerata malattia fino agli anni settanta e poi depennata dal DSM per motivi di correttezza politica.

Non intendo qui entrare nel merito, e stabilire se pedofilia o omosessualità debbano essere considerate malattie o meno: in ogni caso il concetto di malattia mentale è talmente vago e opinabile da consentire qualsiasi interpretazione. Critico, invece, il metodo antiscientifico: l’alzata di mano su opinioni dettate da motivi di opportunità. Come se un congresso di epatologi, sull’onda di un’ipotetica accettazione sociale dell’abuso di alcol, si trovasse a stabilire con voto a maggioranza, e senz’altra osservazione scientifica, che l’epatite non è più una malattia.

Da un po’ di tempo sul web spopolano gli allerta riguardo la pericolosità degli psicofarmaci (sacrosanti, basta leggere i bugiardini per rendersene conto) ma il problema, come si diceva una volta, è a monte: lo psicofarmaco senza effetti collaterali non potrà mai esistere perché la stessa pillola è l’effetto collaterale.

Infatti, come l’uso del concetto di malattia mentale per definire un comportamento lede i principi di libertà e responsabilità (chi ruba non è più un ladro ma un cleptomane, chi incendia non è un incendiario ma un piromane, ecc.), l’idea stessa di curarla con una pillola mina i concetti di libero arbitrio e agenzia morale. La persona non è più un agente morale dotato di libero arbitrio, ma un robot governato da leggi chimiche. Si arriva addirittura a prescrivere stimolanti anfetaminici ai bambini cosiddetti iperattivi. Ma attenzione: a prescindere dalla pericolosità di queste pillole, riconosciuta da innumerevoli pubblicazioni scientifiche, stiamo crescendo una futura generazione avvezza a utilizzare pillole per risolvere i problemi del vivere. A questo proposito si veda la sfacciataggine con cui ancora oggi viene invocato lo squilibrio chimico nel cervello come causa dei disturbi mentali: questo modello non è mai stato dimostrato scientificamente, e oggi gli stessi  neuroscienziati ammettono che si è trattato di un abbaglio, ma si continua a usarlo a scopo propagandistico per vendere psicofarmaci.

Intendiamoci: alcune persone sono soggette  a sofferenza emotiva, hanno seri problemi a rapportarsi con gli altri e necessitano di aiuto. Ma la professione di chi fornisce questo aiuto dovrebbe essere inquadrata nell’alveo delle conoscenze umanistiche – non scientifiche. E, soprattutto, i loro rimedi non dovrebbero mai essere somministrati in maniera coatta, ma solo su base volontaria. Esistono persone -  psicoanalisti, maestri yoga o di meditazione, preti, comportamentalisti ecc. -  che aiutano la gente nei momenti difficili, senza però atteggiarsi a medici o violare con la forza i diritti fondamentali della persona.

Autore: Alberto Brugnettini – fisico
CCDU onlus
al.bru@tiscali.it

Fonte: ccdu.org

Un’altra strage in caserma, un’altro militare trattato con psicofarmaci

Violence and psychiatric drugs—a deadly formula America is becoming too intimately familiar with and, the mental health watchdog group, Citizens Commission on Human Rights says that rather than continually send heartfelt condolences to the families of the victims, it is time for lawmakers to investigate the connection between prescription psychiatric drugs and violence.

America learned within hours of the April 2nd shooting at Ft. Hood that four people were dead (including the shooter) and 16 had been wounded in the attack. The shooter, 34-year old Army Specialist, Ivan Lopez, served in Iraq for four months in 2011 and according to The New York Times, Secretary of the Army, John McHugh, said Lopez had been "examined by a psychiatrist within the last month, but showed no signs that he might commit a violent act." Secretary McHugh further explained to the Senate Armed Services Committee that Lopez "had been prescribed Ambien, a sleep aid, and other medication to treat anxiety and depression."

CCHR says this sounds sadly familiar to the September 2013 Washington Navy Yard attack by Aaron Alexis, who had been taking the antidepressant, Trazadone, when he killed twelve innocent people.

CCHR continues that, "psychiatric treatment, in the form of prescription mind-altering drugs, once again is connected to a mass shooting. Yet, despite data showing a connection between psychiatric mind-altering drugs and violence, lawmakers have yet to investigate the connection."

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— CCHR International

• Since 2002, the suicide rate in the U.S. military has almost doubled.
• From 2009 to 2012, more U.S. Soldiers died by suicide than from traffic accidents, heart disease, cancer and homicide.
• Veterans are killing themselves at a rate of 22 a day – one every 65 minutes.
• The U.S. Department of Defence now spends $2 billion a year on mental health alone.
• One in six American service members is on at least one psychiatric drug.


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CCHR International | 6616 Sunset Blvd. | Los Angeles | CA | 90028

Caro Sindaco a lei importa dei bambini?

Comunicato stampa

 

Dopo l’assoluzione della signora R. R. del luglio 2013, che dopo anni di dolore e traversie è stata assolta con formula piena perché il fatto non sussiste, ci aspettavamo che aldilà delle sue infauste prese di posizione che avevamo criticato pubblicamente, la famiglia sarebbe stata riunita velocemente non sussistendo più le motivazioni oggettive di tale allontanamento, e siamo rimasti sconvolti nell’apprendere che questo non è ancora successo.

Caro Sindaco a lei importa dei bambini?

Cesate. Oggi il nostro comitato ha inviato una lettera al Sindaco di Cesate e Tutore dei minori dott. Roberto Della Rovere, alla Direttrice dei Servizi Sociali dott.ssa Elena Meroni, all’Assistente Sociale dott.ssa Emilia Colombo e al Presidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza on. Michela Vittoria Brambilla, per chiedere il rientro a casa di due bambini che dopo l’assoluzione con formula piena della mamma non sono ancora rientrati in famiglia:
“Egregio dott. Roberto Della Rovere,
Dopo l’assoluzione della signora R. R. del luglio 2013, che dopo anni di dolore e traversie è stata assolta con formula piena perché il fatto non sussiste, ci aspettavamo che aldilà delle sue infauste prese di posizione che avevamo criticato pubblicamente, la famiglia sarebbe stata riunita velocemente non sussistendo più le motivazioni oggettive di tale allontanamento, e siamo rimasti sconvolti nell’apprendere che questo non è ancora successo.
Confessiamo che dopo le sue dichiarazioni in cui si era premurato di «difendere il lavoro dei servizi sociali» senza spendere una parola per i bambini abusati, avevamo delle preoccupazioni. Purtroppo è un malcostume tutto italiano quello di difendere a spada tratta le istituzioni, anche davanti alla fragrante colpevolezza. Nel caso di specie, erano stati proprio i Servizi Sociali a collocare i bambini presso i nonni paterni che sono stati condannati assieme al padre per abusi e violenze sui bambini. Temevamo che per proteggere le persone che in modo apparentemente negligente avevano permesso un collocamento talmente lesivo dei minori, i bambini e la mamma avrebbero potuto essere penalizzati con un ritardo nel riavvicinamento in base valutazioni e protocolli strumentali di natura psicologica. A quanto pare sta accadendo proprio questo, ma saremmo molto felici di essere smentiti.
Pochi giorni fa, infatti, i Servizi Sociali avrebbero inviato una mail in cui si confermava l’ora trimestrale (ogni tre mesi) con il bimbo e si disponeva un’ora ogni due mesi per rivedere la bimba. Questo per i servizi sarebbe un rientro graduale? È uno scritto che sinceramente ci fa accapponare la pelle. Il legale della mamma, avv. Francesco Miraglia, ha infatti commentato: «La situazione è paradossale in quanto la mia cliente, dopo essere stata assolta, deve ora sottoporsi a un altro “processo” che è quello della reintegrazione della potestà e dimostrare di essere capace di fare la mamma.»
Noi sosteniamo da anni che tramite valutazioni soggettive e opinabili, psichiatri, psicologi e assistenti sociali spesso inducono il tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, collocandoli nelle comunità, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant’altro, e che la famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema. Quali sono di fatto le motivazioni oggettive per cui dopo ben otto mesi dall’assoluzione, i bambini non sono ancora tornati in famiglia?
Le chiediamo di intervenire urgentemente affinché venga predisposto un “rientro graduale” reale e sensato. Questa famiglia e questi bambini hanno sofferto anche troppo.

Cordialmente,

Silvio De Fanti

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus”
CCDU Onlus
www.ccdu.org