La morte dell’attore Robin Williams: un altro successo della psichiatria

Soffriva di forte depressione, un eufemismo per dire che era in trattamento psichiatrico.

Basta scorrere alcuni articoli di oggi per scoprire che:

Gli investigatori hanno confermato che Williams era in cura per la depressione e che avrebbe assunto i farmaci per la cura anche poco prima di morire.

[…] ll mese scorso era stato brevemente in un centro di recupero per alcolizzati del Minnesota. Aveva annunciato la ripresa di un programma di cura in 12 step, di cui diceva di avere bisogno dopo 18 mesi di lavoro ininterrotto. Aveva provato il trattamento già nel 2006.” (1)

Non c’è dubbio, il trattamento ha funzionato molto bene!

Ciao Robin, quante altre morti come la tua dovremo ancora sopportare prima che il mondo si accorga che la presunta cura spesso è peggio della malattia?

(1) Fonte: LaRepubblica.it http://www.repubblica.it/spettacoli/2014/08/12/news/morto_robin_williams-93600684/

«Censura» per un’assistente sociale sanzionata dall’ordine di Trento

«Censura» per un’assistente sociale sanzionata dall’ordine di Trento

Da: LaVoceDelTrentino.it
Pubblicato Martedì, 05 Agosto 2014 19:55

L’Ordine degli Assistenti Sociali di Trento ha comminato la sanzione della Censura all’assistente sociale che alcuni anni fa, in viva voce, davanti a due rappresentanti delle forze dell’ordine attoniti, aveva minacciato una bambina.

Purtroppo per lei queste minacce sono state registrate sull’ipod della bambina e in seguito trasmesse in una puntata di Mattino Cinque. Nel corso della trasmissione, la dott.ssa Franca Bonin, Vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, aveva promesso che la vicenda avrebbe avuto un seguito. E così è stato.

La censura è la seconda sanzione in ordine di gravità che può essere amministrata a un’assistente sociale, ed è inflitta nei casi di abusi o mancanze, compiuti senza dolo, che siano lesivi del decoro e della dignità della professione. Finalmente un po’ di giustizia per queste bambine e questa famiglia in una vicenda che, aldilà del caso di specie, ha presentato e tuttora presenta svariate irregolarità.

L’avvocato della mamma, Francesco Miraglia, si è detto soddisfatto ma continuerà le azioni necessarie per assicurare alla famiglia un giusto e congruo risarcimento danni:

“Questa bambina e la sorella hanno dovuto soffrire per parecchi anni lontano dalla mamma. Possiamo affermare con ragionevole certezza che le cause delle sofferenze della famiglia siano state anche le azioni di questa operatrice.

Infatti, da quando la famiglia è stata affidata a un altro servizio sociale la situazione si è subito risolta: la mamma e il papà si sono riappacificati e hanno raggiunto un accordo. Ora le bambine, che nel giorno di Natale di due anni fa avevano scritto una commovente lettera al giudice chiedendo di stare metà tempo con il papà e metà con la mamma, potranno godere dell’affetto di entrambi i genitori.”

Continua l’avv. Francesco Miraglia “Certa è la soddisfazione per la presa di posizione dell’Ordine di Trento, ma altrettanto certa è l’amarezza di sapere che le sorti di alcune famiglie o bambini sono in mano a siffatti operatori, che per fortuna sono pochi, di fronte alla stragrande maggioranza di operatori che svolgono il proprio lavoro in modo diligente, attento e sensibile.

Mi auguro che questa vicenda serva anche ai magistrati, che troppo spesso considerano le relazioni degli operatori sociali come la verità assoluta, affinché prima di prendere qualsiasi provvedimento si assicurino di avere riscontri certi e incontrovertibili, soprattutto quando si parla di famiglie e dell’allontanamento di un bambino dai propri genitori".

Anche il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani che segue la vicenda da alcuni anni, è molto soddisfatto dell’esito dell’azione disciplinare. Secondo Silvio De Fanti, Vicepresidente del CCDU:

“I comportamenti lesivi nei confronti della famiglia e delle bambine nascevano da pregiudizi verso la madre che non avevano alcun fondamento oggettivo se non una perizia fatta alcuni anni fa, e segnata da forti sospetti di infondatezza a causa dei conflitti di interessi tra una psicologa incaricata dal tribunale e l’avvocatessa del padre.

Sono anche frutto della cultura coercitiva tipica della psichiatria istituzionale, che ad esempio, ammette la contenzione (legare i pazienti ai letti) o permette l’uso della forza per costringere le persone ad assumere psicofarmaci contro la loro volontà. Per la psichiatria o la psicologia istituzionali, l’allontanamento di un bambino dagli affetti famigliari, anche in assenza di reali abusi sessuali o maltrattamenti, è ammissibile.

Purtroppo queste perverse teorie hanno impregnato anche il campo dell’assistenza sociale e della giustizia minorile come nel recente caso del bambino di Trento sottratto agli affetti famigliari per ben quattro anni. Anche lì, infatti, alla base dei provvedimenti c’era una perizia che prevedeva l’uso della forza contro il bambino e il suo allontanamento coatto dalla famiglia. Questa cultura della sopraffazione deve cessare e questa sanzione è un primo segnale positivo, soprattutto se guardiamo a chi l’ha deliberata.”

E Gabriella Maffioletti, delegata nazionale di Adiantum, rincara la dose:

“Non mi riterrò soddisfatta finché questa assistente sociale e tutte le operatrici e professionisti che in questi anni hanno permesso il fenomeno degli «allontanamenti facili» non saranno riassegnati. Chiunque abbia commesso degli errori tanto gravi nei confronti dei minori non deve più lavorare con i bambini. Mi auguro anche che le istituzioni mettano in atto quella riforma che chiediamo da anni.”

Questo è un primo segnale positivo, in questi anni molti bambini allontanati superficialmente in base a valutazioni di natura psicologica e soggettiva sono tornati e stanno tornando a casa, ma molti altri sono ancora lontani dalle famiglie e c’è molta strada da fare.

Fonte: http://lavocedeltrentino.it/index.php/cronaca/oggi-in-primo-piano/15152-censura-per-un-assistente-sociale-sanzionata-dall-ordine-di-trento

Un nuovo studio che asserisce che le avvertenze sugli antidepressivi “aumentano invece i tentativi di suicidio” è fasullo!

New Study Claiming Black Box Warnings on Antidepressants "Raised Suicide Attempts" is Bogus

In an obvious attempt to remove black box suicide warnings from antidepressants, a new study claims that black box warnings increased the numbers of suicide attempts. While the press actually bought into this bogus study, CCHR did something they apparently couldn’t be bothered to do—we actually READ the study. Not only is there zero evidence to back their claim, but the entire tale is one spun by spin doctors and the press just bought it.

In a nutshell, the study (published in the British Medical Journal) suggested that the "black box" suicide warnings reduced the number of antidepressants being prescribed and, subsequently, there was an increase in suicide attempts in a certain age group over a specific time frame. The problem is neither their logic nor methodology support removing the FDA’s most severe warning on antidepressants.

"Regardless of the agenda of the authors, and contrary to the misplaced media hype, the "quasi-experimental" study provides no scientific proof that decreased antidepressant use (because of the "black box" warnings) increased the rate of suicide attempts."

Click here to read the rest of the article.

Brasile Germania 1–7: successo della psicologia!

Eco in tutto il mondo per il 7-1 tedesco sui padroni di casa del Brasile: Il Brasile, assistito dalla psicologia più che dalla tecnica calcistica, se ne esce con “disonore” dal Mondiale di calcio 2014.

Un altro successo della psicologia!

A me ha colpito la stizza di Neuer, iI portiere tedesco, quando ha subito il goal della bandiera del Brasile, come se fosse più importante  qualche minuto in più di inviolabilità della propria rete che non una vittoria già comunque schiacciante.

Che onore c’è ad umiliare un avversario?

Petizione contro l’elettroshock

Petizione: NO Elettroshock

 

Petizione: NO Elettroshock

All’ill.mo Ministro della Salute
Viale Giorgio Ribotta, 5
00144 Roma

Illustrissimo Ministro ,
come cittadino della Repubblica Italiana intendo, con il presente appello, manifestare il mio disaccordo nei confronti della somministrazione di pratiche psichiatriche violente ed invalidanti, quali l’elettroshock.

E’ di questi giorni la scioccante petizione di alcuni psichiatri che intendono chiederLe l’apertura di decine di centri per la somministrazione di tale pratica.

Nel febbraio 2013, la Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale presieduta dal Senatore Ignazio Marino, durante la presentazione in Senato della relazione finale mise in evidenza che la terapia elettroconvulsivante, l’elettroshock, è presente in ben 91 strutture ospedaliere.

Nel settembre 2013 la regione Sicilia bandisce la terapia elettroconvulsivante, vietandone in questo modo l’uso nelle 14 strutture presenti in regione.

Ritengo preoccupante che non si siano prese a livello governativo – a tutt’oggi – misure efficaci per impedire che cittadini bisognosi di aiuto e comprensione, tra cui anche minori ed anziani, vengano sottoposti a trattamenti la cui mancanza di validità scientifica ed efficacia, oltre alla elevata pericolosità, mette in cattiva luce l’intera comunità medica.

Mi auguro sinceramente che il Ministero della Salute, il Governo e le autorità competenti, di una nazione democratica come la nostra, accolgano l’incessante appello popolare che da molti anni richiede precise misure per l’abolizione in merito a pratiche lesive dei diritti fondamentali dell’uomo.

 

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L’inganno psichiatrico

Cestari - Inganno Psichiatrico

“ L’Inganno Psichiatrico”

Cosa veramente e praticamente fanno gli psichiatri?
Una descrizione cruda e documentata delle violenze, dei soprusi e del mercato della psichiatria, in Italia e nel mondo.

Attraverso una sequenza di episodi precisi, date, luoghi e nomi dei protagonisti delle vicende descritte, il libro è uno squarcio su una realtà oscura di violenze e soprusi commessi in nome della “salute mentale”, passando dai manicomi italiani, alla guerra nella ex Jugoslavia, da ciò che fanno gli psicofarmaci all’industria psichiatrica e a molto altro ancora.

Il racconto e i retroscena delle ispezioni nei manicomi italiani negli anni ’90.
Quali farmaci assumeva Hitler, chi glieli prescriveva e perché…

La psichiatria e Gesù, Van Gogh, la sorella di John Kennedy, Kurt Cobain…
Cosa ne pensavano Hemingway, Checov, Tolstoj…

Completano il libro una serie di testimonianze scritte da vittime della violenza psichiatrica e due appendici sui diritti delle persone che vivono in ambienti psichiatrici.

 

 

Lo trovi qui

PSICHIATRIA: UNA PSEUDOSCIENZA

Psicologia (studio dell’anima) e psichiatria (medicina dell’anima) si occupano di una cosa che, per definizione, non può essere misurata né divenire oggetto di osservazione scientifica secondo lo standard galileiano. Queste discipline, dunque, dovrebbero afferire al settore della conoscenza umanistica, non scientifica: l’infondata pretesa di scientificità è spesso causa di abusi e violazioni dei diritti umani.

Il potere psichiatrico nelle aule di tribunale, il potere di decidere sulla capacità d’intendere o volere, o stabilire quale genitore debba avere la custodia dei figli in un caso di divorzio, si basa sul presupposto che la psichiatria sia una scienza, in grado di produrre perizie oggettive quanto quelle ingegneristiche o mediche. Queste perizie, invece, sono completamente arbitrarie e soggettive. E’ sufficiente assistere a un processo per rendersi conto di come le diagnosi presentate dall’accusa e dalla difesa sullo stesso imputato siano sempre diametralmente opposte (non semplicemente “divergenti”) – un divario che, per frequenza ed entità, non ha eguali nelle discipline mediche e scientifiche.

In maniera simile, il potere di ordinare un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) presuppone l’esistenza di  un metro di giudizio oggettivo per stabilire chi sia bisognoso di cure urgenti ma troppo insano per rendersene conto. Attenzione,  si accetta che – per esempio – un epatologo possa conoscere lo stato del tuo fegato meglio di te.  Egli, però, può produrre prove oggettive a riguardo, mentre lo psichiatra può produrre solamente la sua opinione – tipicamente contraria a quella della persona soggetta alla cosiddetta cura. Inoltre, nonostante l’oggettività delle sue diagnosi, l’epatologo non esegue trattamenti coatti.

L’idea di obbligare una persona alle cure psichiatriche, come nel TSO o negli OPG (ospedale psichiatrico giudiziario), è di per sé assurda.  Se le cosiddette malattie mentali consistono – per definizione – in pensieri o comportamenti, il risultato di queste presunte cure dovrebbe essere un cambiamento di pensiero o comportamento. Non si vede però come una persona possa arrivare a modificare il proprio punto di vista, o il proprio comportamento, se le cure che dovrebbero causare questi cambiamenti non sono scelte da lui ma gli sono imposte con la forza. Gli psichiatri, come colti da delirio di onnipotenza, si ritengono depositari di una conoscenza esoterica con cui leggere i pensieri altrui e modificarli a piacere.

Questo modo di agire rivela la natura essenzialmente politica della psichiatria, organo di controllo sociale simile alla polizia (e niente affatto alla medicina) che trova le sue origini nell’inquisizione. Come moderni Torquemada, gli psichiatri usano la forza per obbligare il malcapitato a confessare e ammettere la sua malattia: condizione necessaria per essere dichiarano "guarito". Il loro manuale, al pari del Malleus Maleficarum, lo insegna: come una strega, se il paziente nega la malattia, questa negazione è essa stessa prova di malattia – un comma 22 senza scampo. Persino  l’uso dell’eufemismo per mascherare la violenza è identico, e l’auto da fé diventa trattamento sanitario.

A riprova della natura essenzialmente politica della psichiatria, si veda il modo bizzarro con cui vengono scoperti (o cancellati) i cosiddetti disturbi mentali.  Per esempio, nell’ultima edizione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico – il testo sacro della psichiatria) la pedofilia era stata definita come un "orientamento sessuale". La cosa causò innumerevoli reazioni indignate, e l’APA (American Psychiatric Association) fece marcia indietro.  Sorte opposta era toccata all’omosessualità, considerata malattia fino agli anni settanta e poi depennata dal DSM per motivi di correttezza politica.

Non intendo qui entrare nel merito, e stabilire se pedofilia o omosessualità debbano essere considerate malattie o meno: in ogni caso il concetto di malattia mentale è talmente vago e opinabile da consentire qualsiasi interpretazione. Critico, invece, il metodo antiscientifico: l’alzata di mano su opinioni dettate da motivi di opportunità. Come se un congresso di epatologi, sull’onda di un’ipotetica accettazione sociale dell’abuso di alcol, si trovasse a stabilire con voto a maggioranza, e senz’altra osservazione scientifica, che l’epatite non è più una malattia.

Da un po’ di tempo sul web spopolano gli allerta riguardo la pericolosità degli psicofarmaci (sacrosanti, basta leggere i bugiardini per rendersene conto) ma il problema, come si diceva una volta, è a monte: lo psicofarmaco senza effetti collaterali non potrà mai esistere perché la stessa pillola è l’effetto collaterale.

Infatti, come l’uso del concetto di malattia mentale per definire un comportamento lede i principi di libertà e responsabilità (chi ruba non è più un ladro ma un cleptomane, chi incendia non è un incendiario ma un piromane, ecc.), l’idea stessa di curarla con una pillola mina i concetti di libero arbitrio e agenzia morale. La persona non è più un agente morale dotato di libero arbitrio, ma un robot governato da leggi chimiche. Si arriva addirittura a prescrivere stimolanti anfetaminici ai bambini cosiddetti iperattivi. Ma attenzione: a prescindere dalla pericolosità di queste pillole, riconosciuta da innumerevoli pubblicazioni scientifiche, stiamo crescendo una futura generazione avvezza a utilizzare pillole per risolvere i problemi del vivere. A questo proposito si veda la sfacciataggine con cui ancora oggi viene invocato lo squilibrio chimico nel cervello come causa dei disturbi mentali: questo modello non è mai stato dimostrato scientificamente, e oggi gli stessi  neuroscienziati ammettono che si è trattato di un abbaglio, ma si continua a usarlo a scopo propagandistico per vendere psicofarmaci.

Intendiamoci: alcune persone sono soggette  a sofferenza emotiva, hanno seri problemi a rapportarsi con gli altri e necessitano di aiuto. Ma la professione di chi fornisce questo aiuto dovrebbe essere inquadrata nell’alveo delle conoscenze umanistiche – non scientifiche. E, soprattutto, i loro rimedi non dovrebbero mai essere somministrati in maniera coatta, ma solo su base volontaria. Esistono persone -  psicoanalisti, maestri yoga o di meditazione, preti, comportamentalisti ecc. -  che aiutano la gente nei momenti difficili, senza però atteggiarsi a medici o violare con la forza i diritti fondamentali della persona.

Autore: Alberto Brugnettini – fisico
CCDU onlus
al.bru@tiscali.it

Fonte: ccdu.org